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Fiabe dei fratelli Grimm Fiabe per bambini

La vesticciuola da morto

Una fiaba dei fratelli Grimm

Una mammina felice aveva un tesoro, il suo bambino di sette anni. Egli era così bello, dolce, carezzevole e buono che la gente tutta se ne invaghiva e ne invidiava la madre, benedicendoli entrambi.

Ma perchè non v’ha nel mondo cosa bella ed amata, che non debba perire, così un giorno il bambino ammalò e la povera donna dovè darlo a Dio che lo chiamava e lo voleva per sè. Quando fu morto questo piccolo essere che per la mamma sua aveva più valore di quanti beni può dare la terra, ella si sfogò in pianto senza potersi rassegnare. Piangeva tutto il giorno, piangeva tutta la notte il perduto tesoro e non v’era consolazione che potesse quetare un dolore così grande.

All’amoroso piccino era tormento lo strazio materno. La piccola ombra non poteva addormentarsi e riposare nel silenzio della camerina che gli avevano dato sotto la terra. Tornava ogni notte dalla sua mamma piangente e si metteva a singhiozzare con lei. L’addolorata lo vedeva seduto là nell’angolo della stanza, al solito posto dove suoleva prima trastullarsi accanto a lei; lo vedeva buttar via i balocchi e coprirsi il viso col braccino e piangere dirottamente anche lui. Quando spuntava il giorno, la visione svaniva.

Così andò per molte notti.

Ma siccome al cuore delle mamme non mancano lacrime per piangere i figliuolini perduti, e quando quelle fossero finite, esse piangerebbero sangue, l’afflitta donna non cessava dal dirotto pianto ed il suo bimbo che se ne accuorava non poteva addormentarsi nell’ultimo sonno.

Infatti, una notte, tornando a lei come sempre, le parlò. Egli non era andato a sedersi fra i giuocattoli, ma a’ piedi del letto di lei; aveva in dosso la lunga cappa bianca che essa gli aveva cucito, ed in capo la ghirlanda di fiorellini ancora fresca.

— Mamma mia – diceva – se mi vuoi bene, smetti di piangere. Se fai così, sai, io non posso addormentarmi! Non vedi questa camicina com’è bagnata dal tuo pianto? Io sono stanco, mammina, ed ho bisogno di riposo

A queste parole, la madre si scosse e subito si asciugò gli occhi e tentò un sorriso. — Sta’ quieto – pareva dicesse – dormirai: non piangerò più, piccino mio. Torna nel tuo lettuccio ed abbi, abbi pace!

La visione sparve: ed essa, come aveva promesso non pianse per tutto quel giorno. Quando alla notte di poi tornò il morticino e di nuovo le parlò, era sereno in viso, ed aveva in mano un cero acceso.

— Brava, mammina cara! – diceva. – Così il mio vestitino si asciuga ed io farò un bel sonno. Se tu avessi continuato a piangere a quel modo, mi avresti fatto tanto male! Ora voglio dormire e sognare fin che non mi verrai a svegliare per la gran festa.

— Quale piccino mio?

— Quella dell’eternità.

La visione sparve: e la madre offrì il sacrifizio a Dio. Il suo bimbo non tornò perchè essa lo aveva consolato, rassegnandosi alla volontà che dispone tutte le cose; e laggiù, nel suo lettuccio sotto la terra, ebbe pace.

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