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L’indovinello

Una fiaba dei fratelli Grimm

Una volta il figlio di un gran re s’era annoiato a stare a casa e volle andare a girare il mondo. Prese a compagno un servo fedele e partì.

Cammina, cammina, entrarono in un bosco e già cadeva la sera senza che avessero trovato un ricovero per passarvi la notte. Ad un tratto il principe vide una ragazza che s’avviava verso una casupola, ed avvicinandosele s’accorse che era bella e giovanissima.

— Dimmi, bella figliuola, – le disse – credi che potrei pernottare col mio valletto in questa casa?

— Ahimè! – rispose la ragazza con tristezza in un sospiro – lo potreste: non vi dico di no. Ma però non ve lo consiglio.

— Perchè? – tornò a domandare il principe.

La ragazza sospirò ancora e soggiunse:

— V’abita la mia matrigna che è fattucchiera, e fa sempre tanto male alla gente!

Il principe capì d’esser cascato in casa d’una strega. Ma siccome era buio ed essi erano stanchi e non avevano paura, entrò. La vecchia seduta sur un seggiolone davanti al fuoco guardò con occhi rossi i forestieri che entravano e grugnì «buona sera!» poi, con affabilità studiata soggiunse «accomodatevi, riposatevi!», intanto attizzava il fuoco per far bollire un pentolino. La ragazza, sottovoce avvertì i due viandanti che non assaggiassero nè cibo, nè bevanda perchè la vecchia vi metteva sempre veleni.

Il principe ed il suo valletto dormirono fino a giorno. Mentre si preparavano per ripartire ed il principe era già in arcione, disse la maliarda:

— Aspettate un momento! Vi voglio dare una bibita che vi rinfrescherà per il viaggio – e corse a prendere un bicchiere col liquido già mesciuto. Intanto il principe si era messo in cammino e non rimaneva che il servo che stringeva le cinghie della sella. La vecchia gli porse il bicchiere, dicendo:

— Portalo al tuo padrone! – e nello stesso momento s’infranse la coppa e sul cavallo schizzò un veleno così potente che la bestia cadde morta a terra. Il valletto fuggì dietro al suo signore a dargli contezza dell’accaduto, ma perchè non voleva perdere la sella, tornò indietro a riprendersela. Come fu vicino alla bestia che ancora giaceva a terra, vide un corvo che ne beccava le carni. — Chi sa – disse fra sè – se troveremo qualcosa di meglio oggi! – e tirato un colpo all’uccello, lo uccise e se lo mise in tasca.

Per tutto quel giorno andarono nel bosco, avanti avanti senza vederne l’uscita. Al cadere della notte, trovarono un’osteria e vi entrarono. Il valletto dètte il corvo all’oste acciò lo cuocesse per la loro cena. Ma invece d’essere in una osteria, erano in una caverna di assassini, ed in quel tenebrore ne vennero fuori dodici che volevano uccidere i forestieri e derubarli. Però, prima di mettere in opera il loro disegno, si sederono a desco e mangiarono tutti insieme una zuppa in cui era stato bollita la carne del corvo. Appena n’ebbero inghiottito un boccone, caddero tutti morti al suolo, perchè il corvo si era avvelenato, mangiando i brani del cavallo che era perito per effetto di stregoneria.

In casa, così non rimaneva che la figlia del finto oste, la quale era innocente e non s’impicciava delle male opere che si compievano là dentro. Essa aprì ai viaggiatori le porte di tutte le stanze e mostrò loro i tesori rubati che vi si accumulavano. Il principe non volle niente di ciò; disse alla fanciulla di serbar tutto per sè e rimontato in sella col suo valletto, si rimise in cammino.

Dopo aver molto girato e camminato, arrivarono finalmente ad una città, dove abitava la figlia di un re, bellissima. Questa principessa aveva bandito che chiunque poteva darle da spiegare un indovinello, l’avrebbe menata sposa se ella non lo sciogliesse; nel caso inverso avrebbe avuto mozzo il capo. Essa voleva tre giorni per raccogliersi e pensare. Molti avevano già fatta la prova: ma la fanciulla era tanto furba che prima dei tre giorni aveva vinto. Così già nove giovanotti erano caduti, quando, arrivato il principe e vistala rimase affascinato dalla bellezza di lei e le propose un indovinello. Cosa vuol dire «uno non ne colpisce nessuno e pure ne fa cader dodici?».

La bellissima figliuola si raccolse e cominciò a pensare; ma per quanto cercasse nel libro degli indovinelli non trovò il modo di sciogliere questo enigma. Si vide persa, chè la sua scienza non aveva più risorse. – Cosa vuol dire: uno non ne colpisce nessuno e pure ne fa cader dodici? ripeteva di continuo e l’enigma rimaneva senza risposta. Indispettita di vedersi vinta, ricorse al tradimento. — Va’, disse alla sua fantesca – va’ di notte nella stanza del principe e veglia. Chi sa che dormendo non riveli il suo segreto? Ma il valletto che era più furbo di lei e le indovinava tutte, si era coricato al posto del principe; e quando venne piano piano nella camera la fante tutta avvolta in un manto, egli glielo strappò d’addosso e la scacciò a colpi di verga. La seconda notte mandò la principessa un’ancella con lo stesso incarico; sperando che quella avesse miglior fortuna: ma anche, questa volta il valletto era al posto del principe e le strappò il manto che la cuopriva e la scacciò a vergate. La terza notte credè il principe d’essere sicuro ed entrò nel proprio letto. Ma venne la principessa, avvolta in un manto leggiero color della nebbia e gli si sedè accanto. E poichè lo credè addormentato e vagante con lo spirito nei sogni, con voce soave lo andò tentando, sussurrandogli piano all’orecchio così:

— Cosa vuol dire «uno non ne colpisce nessuno?».

Il principe che era sveglio e voleva esser vinto perchè la bellezza della fanciulla lo aveva ammaliato, rispose con voce lieve come chi parla dormendo «un corvo che mangi le carni di un cavallo avvelenato e ne muore»: ed essa continuò la domanda:

— Cosa vuol dire «e pure ne fa cader dodici?».

Rispose il principe:

— Dodici assassini che mangiarono il corvo e ne caddero fulminati.

Tosto che ebbe avuto la spiegazione dell’indovinello, la fanciulla si alzò per sgusciar via: egli afferrò il mantello e soltanto quello gli rimase. All’indomani la principessa fece palese che l’indovinello era spiegato e chiamati i dodici giudici lo sciolse alla presenza loro, credendo d’essere vincitrice. Ma il giovine principe raccontò che essa nella notte si era introdotta nella sua camera e lo aveva fatto parlare; credendolo addormentato.

Dissero i giudici:

— Daccene una prova!

Il valletto portò al cospetto di tutti i tre manti.

Come i giudici ebber veduto quello leggiero color nebbia, che la principessa suoleva indossare, dissero:

— Fate ricamare questo manto con fili d’oro e d’argento acciò diventi un manto nuziale.

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