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Il castello del sole

Fiaba di Gian Dàuli

C’era una volta, al tempo dei tempi, una malvagia strega la quale aveva tre bellissimi figli: ma lei era gelosa che, un giorno o l’altro, essi potessero toglierle il potere della magia e, per liberarsene, trasformò il maggiore in aquila che subito si mise a roteare nel cielo, il secondo in balena che scappò subito nell’acqua e solo di tanto in tanto saliva alla superficie, e il terzo…

No, il terzo non riuscì a trasformarlo perchè il ragazzo, intuito il pericolo, di notte scappò via e si diede a girare per il mondo.

Camminava senza una vera méta quando apprese che nel Castello del Sole viveva prigioniera del Mago una bellissima fanciulla che attendeva un cavaliere che la liberasse; ma la cosa era difficilissima. Intanto, voleva l’incantesimo, che ventiquattro soltanto potessero essere i giovani che potevano tentare di liberarla, dopo di che sarebbe rimasta prigioniera a vita. La cosa si presentava, come vedete, della massima difficoltà tanto più che già ventitrè cavalieri si erano provati e avevano perduto la posta, rimanendo trasformati in statue di marmo. Ma il nostro giovane non era di quelli che si scoraggiano di fronte ad un ostacolo per quanto grave possa essere, e si mise in cerca del Castello del Sole.

Viaggia di qua e viaggia di là, passarono alcuni anni senza che di tale castello ne trovasse traccia, poi un giorno si smarrì per colmo di sventura, in un bosco fittissimo. Scoraggiato, sedette ai piedi di un alto albero per riposare un poco, poi riprese il cammino, quando incontrò due giganti che litigavano fra loro, e che, appena lo videro, smisero di questionare per domandargli:

— Noi sappiamo che spesso gli uomini piccoli sono più sapienti di quelli alti e grossi. Ora, non sapendo a chi di noi due debba appartenere quel cappello là in terra, vuoi farci tu da giudice?

— E non vi vergognate di litigare per un simile cappellaccio vecchio e sdruscito? – gli rispose il giovane.

Ed i giganti meravigliati:

— Come, disprezzi quel cappello? E non sai che si tratta di un cappello meraviglioso? Basta metterselo in testa e manifestare un desiderio per vederselo subito appagato.

— Davvero? – domandò il giovane facendo il non curante ma contento come una pasqua. – Allora date a me il cappello, io vado laggiù e al mio segnale prendete la rincorsa insieme: chi giunge per primo, è il padrone del cappello. – Così dicendo mise il cappello in testa e mormorò:

— Cappello mio, che io sia portato subito al Castello del Sole. – In un fiato, venne sollevato da terra e dopo pochi minuti deposto alla sommità di un altissimo monte, dove sorgeva il tanto cercato castello.

Il giovane, senza por tempo in mezzo, entrò con fare sicuro per l’ampio portone e dopo avere attraversato sale, salette e saloni, in fondo in fondo, trovò la Reginotta, seduta in una sedia dorata ma dalla quale non poteva alzarsi nè di notte nè di giorno. Ma lo stupore maggiore del giovane fu quello che invece di una Reginotta bellissima, trovò una fanciulla brutta, con i capelli rossi, le guance smorte e gli occhi chiari chiari.

— Siete voi la Reginotta tanto bella per cui ventitrè cavalieri sono stati tramutati in altrettante statue? – domandò il giovane illuso.

— Sono io – rispose la Reginotta – ma non devi meravigliarti se mi vedi brutta; per vedermi quale io veramente sono bisogna che tu guardi dentro questo specchio – e gli porse uno specchio incorniciato in oro.

Era vero: il giovane ne rimase stupefatto: in fondo allo specchio, riflessa, scorse l’immagine della più bella fanciulla che mai avesse vista, e pentito di essere stato scortese, le domandò scusa.

— Non importa – rispose la Reginotta – so che tu sei leale quanto sei bello, però non voglio che rischi di perdere la vita per me.

— Non importa – rispose galantemente il giovane – io sono disposto a tutto pur di salvarti. Spiegami come debbo fare.

— Ecco: dovrai scendere in fondo al monte e presso una fontana troverai un toro inferocito che ti si scaglierà contro cercando di ucciderti; ma tu devi prevenirlo e ammazzarlo prima che riesca a scalfirti. Allora, dalla bocca della bestiaccia uscirà un uccello di fuoco il quale in corpo porta un uovo che a sua volta invece del tuorlo contiene una palla di vetro. Ma la palla di vetro non esce dall’uovo se questo non viene schiacciato: però bada che se per disavventura l’uovo cade a terra, incendia ed arde tutto, compresa la palla di vetro, ed allora tu ed io siamo perduti per sempre.

— Va bene – le rispose il giovane – spero di riuscire – e se ne andò.

Ai piedi del monte, trovò la fontana dove il toro stava dissetandosi e che, appena lo vide, gli si lanciò contro: ma lui, più lesto del fulmine, cavò la spada e dopo una lotta serrata riuscì ad abbatterlo. Allora nello stesso istante, in cui l’animalaccio dava l’ultimo sospiro, ecco dalla bocca sfuggire l’uccello di fuoco che cercava svignarsela, senza aver fatto bene tutti i suoi conti chè immediatamente, una superba aquila, (già l’avete ben capito, il fratello maggiore del giovane valoroso) gli si precipitò addosso, spingendolo verso il mare e tempestandolo di beccate e unghiate finchè non lasciò cadere l’uovo.

La disdetta però volle che invece di cadere in mare l’uovo cadesse sopra una capanna di pescatore che subito andò in fiamme: ed ecco avverarsi il secondo prodigio; dalla profondità del mare salì una immensa balena (sì, proprio, il secondo fratello del nostro eroe) che si diede con tanta destrezza e bravura a lanciare getti di acqua da domare completamente le fiamme.

Allora il giovane si precipitò a cercare l’uovo e lo trovò con il guscio appena raggrinzito ma intatto, tanto che spaccatolo potè cavarne la palla di vetro limpida e perfetta.

Aveva vinto le prove e si presentò al Mago che lo accolse deferentemente e gli disse:

— Da oggi la mia potenza è finita e il Re del Castello del Sole sei tu. Se vuoi, con la palla di vetro puoi ridare nuovamente forma umana ai tuoi fratelli.

Il giovane felice fece subito sì che i suoi fratelli ritornassero come lui e in loro compagnia si presentò alla Reginotta che appena lo vide gli andò incontro piangendo dalla consolazione, e buttandogli le braccia al collo gli disse che oramai era sua per la vita.

E, infatti, la sera si celebrarono le nozze e da quel giorno il Castello del Sole divenne anche il Castello della Felicità e della Bontà.

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